Le trasformazioni sociali e produttive degli ultimi decenni vanno sradicando, sempre più in profondità, quello che fu il tessuto politico da cui potè emergere il blocco storico della Sinistra. A questo processo degenerativo, i suoi soggetti organizzati oppongono strumenti analitici arrugginiti per proposte immancabilmente inattuali, oppure, in misura più diffusa, rimasticano il lessico dell'avversario, aggiungendoci giusto un po' di zucchero. Dobbiamo davvero celebrare oggi il funerale di quell'entità complessa, che fu la Sinistra? E se così fosse, quali prospettive si aprirebbero per un domani senza sinistra, ma in cerca di nuove soggettività costituenti?
Mercoledì 14 Aprile - h.21.00 aula multimediale, palazzo ricci (facoltà di lettere). A cura dell'assemblea di lettere in agitazione
Presentazione del libro di Augusto Illuminati“Per farla finita con l’idea di sinistra” A seguire dibattito con l’autore e con il Prof. Alfonso Iacono, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Pisa
AUDIO DEL SEMINARIO:
intro - antonio (ass. lettere in agitazione)
RELAZIONI
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DIBATTITO
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Il libro La crisi della sinistra politica, sia parlamentare che extraparlamentare, si sta man mano risolvendo in una prospettiva di catastrofe. Le sue due varianti – quella socialista e quella socialdemocratica – hanno avuto la pretesa, nel corso del Novecento, di incarnare i valori universali della democrazia e del lavoro, valori che avrebbero fatto progredire radiosamente l’umanità tutta. Le cose sono andate clamorosamente in altro modo e viene quindi da chiedersi: chi sino a oggi si è ritenuto di sinistra non dovrebbe abbandonare definitivamente alcune sue premesse? Di questo si occupa il presente scritto, che cerca di decostruire il mito dell’emancipazione attraverso il lavoro, insieme al ruolo di garanzia sociale dello Stato. Allo stesso tempo questo testo mette in discussione la concezione della democrazia come orizzonte chiuso, che finisce per non assicurare neppure l'eguaglianza al proprio interno e trasformarsi in una deriva populistica e razzista. La crisi della rappresentanza sta tutta qui e oggi la si tocca con mano. Occorre perciò tornare a riflettere su schemi alternativi che hanno guidato la modernità e le sue contraddizioni. Perché è tempo di dichiarare l’estinzione della sinistra e procedere oltre, per dare voce alla composizione precaria e meticcia del proletariato odierno e a chi non ha titoli al presente.
un assaggio... Introduzione
Questo è un pamphlet filosofico, non un manifesto politico. Concerne premesse più che applicazioni, il lessico intellettuale più che le strategie che dell’idea di sinistra fanno bandiera. Delle premesse dobbiamo sbarazzarci con rispetto, riconoscendone la positività in altre fasi, le applicazioni e i cadaveri applicanti vanno invece smaltiti senza tanti riguardi, perché la loro presenza inquinante danneggia la pratica sociale e la riflessione. Il culto dei valori di sinistra e l’onore reso al nome assomiglia ai riti funerari aristocratici contro cui polemizzava Eraclito con il suo provocatorio invito. Il discorso vale sia per la parabola riformista, che svende i gioielli di famiglia giorno dopo giorno singhiozzando di Costituzione, Resistenza, Lavoro, Merito, sia per i nostalgici radicali che evocano le grandi battaglie del declinante fordismo – il ’68, il ’77 – quando non addirittura i miti rivoluzionari del Novecento. Lo si è visto di recente quando l’Onda anomala ha scosso le acque stagnanti della politica italiana: i primi si sono arroccati nel diniego, i secondi hanno espresso perplessità, ben attenti a non bagnarsi i piedi. Avanzi di sinistra, leftovers. A chi, purtroppo, ha a lungo trafficato con la politica sinistrese, viene da dire: che spreco. Capita – cosa rara nella vita – una seconda occasione e la lasciate passare così? Rimuginate sul passato? Fate inattendibili raffronti? Orfeo ebbe l’insperata opportunità di riprendersi l’amata Euridice, purché non si girasse indietro. Lo fece e la perse per sempre. Non ci si bagna due volte nello stesso fiume, a causa dell’impeto e della velocità del movimento, neppure si cavalca due volte la stessa onda. Il trattamento del passato impetra oblio selettivo, bisogna essere accurati quanto arbitrari: non solo ripudiare la nostalgia ipnotica e scaricare la zavorra (in primo luogo la categoria di sinistra), ma salvare gli esperimenti del Novecento – classe, organizzazione, rivoluzione – con una critica spietata che li riporti in vita strappandoli all’agonia della ripetizione. Non disconosciamo il passato, lo salvaguardiamo dalla rovina battendoci nell’oggi, lasciandolo risuonare alla giusta distanza dell’après coup. I ribelli del ’68 e del ’77 sono nostri fratelli, nostre sorelle. Come Spartaco, Louise Michel, Joe Hill. Niente di meno, niente di più. Affezionarsi alle esperienze vissute offusca la capacità critica. I salti generazionali fanno bene alla ripresa rivoluzionaria. L’idea di sinistra è quel continuismo che invischia nella sconfitta. Il nemico non è solo il trionfalismo della storia dei vincitori, ma ancor più il vittimismo della storia dei vinti. Sentirsi preda non fa bene. Procediamo così. Una prima parte che ripercorre i fondamenti filosofici dell’ideologia di sinistra, l’universalismo progressista eurocentrico che ha le radici nell’Ottocento e il campo di applicazione sperimentale e della crisi dissolvente nel Novecento; una seconda per fare i conti con l’eredità fallimentare che si vorrebbe far pagare alle generazioni del terzo millennio e rispetto a cui è salutare dichiarare insolvenza. Intoniamo un’innologia epica, non un compianto. We are working on a Dream.