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Il 3 luglio scorso anche noi siamo stat* in Val di Susa, accogliendo l'appello del movimento No Tav ad unirsi a quella che è stata una meravigliosa giornata di lotta. Una giornata di lotta per la difesa dell'intero territorio valligiano dall'aggressione dello stato e delle speculazioni finanziarie.
Eravamo lì innanzitutto perchè le ragioni di questa battaglia sono quelle della difesa dei beni comuni, che pratichiamo quotidianamente come soggetto politico: dal percorso referendario per l'affermazione di un nuovo paradigma di gestione di acqua ed energia, alla mobilitazione autunnale contro la riforma Gelmini in cui si è difeso il sapere dall'attacco dei privati.
Anche nel caso della Tav, infatti, si sta consumando l'ennesimo attacco al comune, sia ecologico che sociale: la costruzione dell`alta velocità è devastante per la valle intera, per la sua economia, il territorio e l`ecosistema, mentre è stata concepita e viene tutt`ora difesa in nome di un paradigma di crescita economica in imbarazzante contraddizione con questo periodo di crisi. D`altra parte, nasconde un espediente per canalizzare fondi pubblici a lobby costruttrici. Non ci sorprende che, alla legittima esigenza di autodeterminazione dei valligiani per le proprie terre e le proprie vite, le istituzioni rispondano con l`occupazione militare: ci riempie piuttosto di gioia la determinazione dei valsusini, le cui azioni rappresentano per noi il segnale di una alternativa possibile al deserto politico che ci circonda, la lotta per il diritto di autogestire le terre in cui vivono, mediante dinamiche di democrazia diretta che proprio nella resistenza partigiana affondano le loro radici. Per questo ci sentiamo di rivendicare con forza la giornata del 3 luglio nella totalità delle pratiche messe in campo.
Domenica, in particolare, gli attivist* avevano il chiaro intento di avvicinarsi alle recinzioni del cantiere, abbattendole simbolicamente e mantenendole sotto assedio il più a lungo possibile. Ma le forze dell'ordine hanno soffocato questo tentativo di liberazione nella violenza, con una pioggia di gas CS, sparando proiettili di gomma e lacrimogeni ad altezza d`uomo, lanciando sassi, caricando ed arrestando dimostranti. Tutto questo aumenta la nostra convinzione nel dichiarare la completa condivisione dell'azione di resistenza messa in campo domenica scorsa dal popolo No Tav, nel momento in cui tale resistenza subisce una squallida operazione di criminalizzazione da parte dei media. Ancora una volta sono stati ripescati i black block, nel tentativo di demolire davanti all'opinione pubblica l'immagine di quella che è stato un vero e proprio tumulto, omettendo d`altra parte la violenza barbara della polizia. Noi, cresciuti dopo il G8, dal 14 dicembre al 3 luglio abbiamo vissuto e imparato una storia diversa, che parla di determinazione, difesa, resistenza costituente. Crediamo che giornate come queste nascano in concerto con tutto ciò che è avvenuto nell'ultimo anno: dalle mobilitazioni universitarie che hanno prodotto il 14 dicembre, dalla lotta della fiom contro il piano marchionne, alla lotta sui beni comuni rappresentata dalla vittoria dei referendum.
C'è un vento nuovo che soffia e sta spazzando via gli ultimi residui della retorica post-Genova su violenza e non violenza, che da anni pesa sulla nostra generazione. I valsusini lo hanno dimostrato: possiamo finalmente lasciare a Repubblica le categorie stantie del 2001 e tenerci con gioia i loro applausi e le loro dimostrazioni di sostegno durante tutta la giornata. Ma a 10 anni da Genova, il nostro pensiero va ancora oggi ai compagn* ferit*, arrestat*, torturat* e privati delle cure mediche, mentre i referti degli agenti di Polizia non ci mostrano altro che codici verdi (o, in qualche raro caso, gialli) al pronto soccorso.
Agli attivist* fermat* e ancora detenut* vanno tutto il nostro affetto e la nostra solidarietà, mentre condividiamo gli appelli per il loro rilascio immediato: perché in Val di Susa c`eravamo tutt*! Pensiamo che la forza del movimento No Tav sia oggi un esempio e un segno di speranza per tutt*, perchè paghiamo giorno dopo giorno la degenerazione della crisi nella riduzione degli spazi di democrazia, mentre l`esempio dei Valsusini ci parla direttamente di liberazione di territori, costituzione di luoghi decisionali, libertà di determinare le nostre vite. Per questo, a differenza de La Repubblica, diciamo a tutta la Val di Susa: NOI SIAMO CON VOI!
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