| Verso lo sciopero generale: indignazione Vs. austerità |
| Domenica 04 Settembre 2011 12:10 |
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Ci chiediamo infatti come si possa continuare ad auspicare alla crescita economica, proprio ora che l'economia capitalista ha gettato qualsiasi maschera, rivelando la sua natura aggressiva, che passa direttamente per la riduzione degli spazi di democrazia. Analogamente, ci sembra ridicolo e miope l'auspicio di coesione sociale. E' chiaro a tutti, infatti, che il reale obiettivo da parte del potere costituito è proprio approfittare della crisi per ridefinire i rapporti di forza, ovviamente a proprio favore. D'altro canto sono proprio questi gli spunti che innervano la manovra agostana, una manovra che, a monte dei tagli ai settori più disparati, punta il dito direttamente contro i diritti di chi produce, elevando la precarietà a sistema ed estendendola sempre più a condizione di vita. Per questo, preso atto della trasversalità degli effetti della recessione, dobbiamo assolutamente sforzarci di avviare un percorso ricompositivo: ora come ora rifugiarsi nel proprio identitarismo, malgrado possa risultare comodo, è inutile, anzi deleterio, e non può andare oltre qualche buffa scissione minoritaria. Il 6 sarà solo l'inizio di un altro intenso ciclo di lotte: se quel giorno saremo in piazza, quello dopo ritorneremo nelle università e nei luoghi di lavoro per valorizzare e mettere a frutto l'indignazione come sentimento di risposta al cinismo dell'austerità. Guardiamo avanti, e guardiamo lontano, perchè la strada è lunga e le tappe son tante, tutte entusiasmanti, come quella del 15 ottobre, data europea proposta dai movimenti spagnoli. In quella giornata (ma non solo) il continente intero dovrà tremare, ed il potere costituente del tumulto dovrà segnare una profonda discontinuità nella storia, convinti che nella crisi sia possibile creare davvero l'alternativa.
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