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(da autautpisa.it ) Il viaggio della pillola Ru486 fino all'Italia sembra terminato. Un percorso lungo e travagliato, cominciato oltre vent'anni fa, quando fu inventata la pillola che permetteva alle donne di scegliere l'aborto farmacologico.
Raramente un medicinale è stato al centro di così tante polemiche. Appelli di movimenti per la vita e anatemi del Vaticano, indagini parlamentari, ricorsi legali. Sono serviti ben settecento giorni di istruttoria per il via libera definitivo da parte dell'Aifa, l'agenzia per il farmaco. Un record.
Preferisco però parlare di Mifepristone: la sigla Ru486 era utilizzata durante la sperimentazione, adesso terminata, e dunque ritengo doveroso attribuire il proprio nome al farmaco, per uscire dalla spirale discorsiva-distorsiva che permette di far credere che ancora tale metodo non sia sicuro e accertato.
Dalla fine degli anni Ottanta, la pillola abortiva è commercializzata in gran parte d'Europa. Ogni anno, viene usata in venticinque paesi da tre milioni di donne. In Francia, dov'è stata brevettata, quasi metà degli aborti (il 46%) sono di tipo farmacologico. L'Italia è stato uno degli ultimi paesi occidentali a rendere disponibile questa alternativa per l'interruzione di gravidanza. "In Campania, gli ospedali che hanno fatto richiesta per la sperimentazione sono stati tutti bloccati dai comitati etici" racconta la portavoce dell'Unione Donne Italiane di Napoli.
Il 7 Aprile 2010 è cominciato l'utilizzo in regime ordinario del Mifepristone: la prima somministrazione è avvenuta al policlinico di Bari, dove sono arrivati dieci trattamenti. Le prime confezioni sono state consegnate anche nel magazzino farmaceutico di Migliarino (Pisa), che serve 18 ospedali toscani fra Pontremoli e Portoferraio. Tra il 2006 e il 2009 nel nostro Paese la diffusione è stata solo in via sperimentale: in tutto ne hanno fatto uso 1800 donne in tutta Italia, di cui 196 nella struttura pugliese, dove il trattamento era somministrato in regime di day-hospital. Terminata questa fase, quello del 7 Aprile è stato il primo intervento di interruzione di gravidanza con metodo farmacologico da quando la pillola è entrata ufficialmente in commercio nel nostro Paese.
In Toscana sono arrivate 69 scatole, ordinate dal deposito dell'Ente per i servizi tecnico amministrativi di Area vasta (Estav). Il magazzino toscano è tra i primi in Italia ad avere ordinato la pillola abortiva e, qualora ce ne fosse bisogno, è in grado di rifornire gli ospedali della Toscana appartenenti anche ad altre aree. A Pisa, il dottor Massimo Srebot, è stato uno dei primi ginecologi ad usare il farmaco. All'ospedale di Pontedera, Srebot l'ha usata fin dalla fine del 2005, comprando la pillola direttamente alla casa farmaceutica francese che la produce.
Riportiamo le parole del Dott.Srebot in merito al punto ancora irrisolto del ricovero obbligatorio della paziente sottoposta ad aborto farmacologico: «Di coatto, in Italia, c’è solo il carcere e il Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, possibile per chi manifesta problemi psichiatrici. Alle pazienti faremo presente quali sono le regole; le donne dovranno decidere da sole. Io credo che l’ambiente ospedaliero, dove ci sono pazienti affette da patologie pesanti, oppure madri con i neonati in collo, non sia certamente l’ambiente migliore per loro e solo il fatto di pensarlo è frutto di malafede. I problemi più importanti che possono insorgere in seguito all’assunzione della Ru486 non sono di tipo clinico, ma di carattere psicologico. Un’assistenza è opportuna, ma complicazioni importanti non ce ne sono. Quindi, il ricovero è il modo scelto per penalizzare e fare violenza a quelle donne che non “ obbediscono” ai loro principi. E’ una sorta di castigo».
E ancora, Srebot su un'argomentazione spesso chiamata in causa: C’è chi sostiene che con questa pratica non chirurgica si banalizza l’aborto. Lei cosa pensa? «L’unica banalizzazione reale è quella che si manifesta nella testa di queste persone perverse che si immaginano la gravidanza non desiderata come il frutto di un’attività sessuale sfrenata e senza pudore. La maggior parte delle ivg(interruzione volontaria di gravidanza, NdR) che abbiamo praticato si è verificata con donne che avevano già un bambino piccolo, non su ragazzine disinibite, come qualcuno vorrebbe credere. Quest’idea relativa alla facilità dell’aborto e alla perversione che ci sta dietro è frutto di esperienze maturate nelle sacrestie dove, probabilmente, la repressione qualche perversione la suscita davvero». [Intervista a M.Srebot, Il Tirreno, 03/04/2010]
Accanto a questa fase apparentemente di apertura, ricompare però immediatamente il muro di gomma dell’ideologia, il discorso scontato, furbescamente motivato, sia sull’aborto, nella ultima campagna elettorale, sia sulla pillola abortiva, in fase post elettorale. Appena eletti, i governatori di Veneto e Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota, hanno lanciato la crociata leghista contro il Mifepristone, annunciando di volerne bloccare l'arrivo negli ospedali della Regione - salvo poi fare un passo indietro dopo le parole di alcuni esponenti del governo, compreso il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha invitato a rispettare la legge 194.
Il problema è che la commercializzazione della pillola a livello regionale può davvero essere rallentata: nonostante l'Aifa abbia autorizzato l'immissione in commercio a livello nazionale della pillola, tecnicamente i presidenti delle regioni potrebbero rallentare o anche impedire che il farmaco arrivi negli ospedali non facendolo introdurre nel prontuario regionale.
Oltre a ciò, ecco già in lontananza, ma neanche troppo, un altro baluardo a difesa della “riprovevole scelta” delle donne. «Disposizioni in materia di obiezioni di coscienza dei farmacisti nella dispensa dei farmaci rientranti nella contraccezione di emergenza»: è il disegno di legge sull'obiezione di coscienza per i farmacisti presentato dalla senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani. Il legislatore italiano - si legge nella relazione al disegno di legge - dalla legge 194/1978, sull'interruzione volontaria della gravidanza, alla legge 40/2004, in materia di procreazione medicalmente assistita, ha mantenuto ferma la linea di consentire al personale sanitario l'obiezione di coscienza qualora, per alti valori morali, non intenda collaborare per impedire la vita nascente.
Se verrà approvato il ddl presentato dalla senatrice, i farmacisti acquisteranno il diritto di non vendere medicinali contrari alla loro etica come potrebbero essere la pillola del giorno dopo e il Mifepristone. Questo, tuttavia, “non nega il diritto del paziente a ottenere il farmaco”, afferma la senatrice. Bizzarro, no? Si garantisce un diritto, ma da cercare con il lanternino sperando di incontrare quanto prima un farmacista magnanimo. Vale la pena ricordare che Ratzinger, durante il congresso internazionale dei farmacisti cattolici nell’ottobre 2007 disse che a suo parere «l'obiezione di coscienza è un diritto che deve essere riconosciuto anche alla professione dei farmacisti. È giusto permettere loro di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti, che abbiano come scopo delle scelte chiaramente immorali, come ad esempio l’aborto e l’eutanasia».
Per concludere, il dibattito politico è spesso così piatto e controproducente che rischia di oscurare la realtà delle cose. Un caso per tutti, l'aborto clandestino tra le donne straniere. Molte donne rischiano di rimetterci la pelle, come trenta o quarant'anni fa. E questa è una vera emergenza, una tra le tante.
Il piano di discussione è poi spesso traslato sul binomio pro-contro l'aborto, quando invece l'obiettivo è fare in modo che la donna possa scegliere, consapevolmente. E una scelta presuppone delle alterative. Questo è il senso della lotta per ottenere ogni forma possibile di aborto. Nessuno vuole dire che il Mifepristone è un farmaco magnifico, nessuno auspica un aumento del numero degli aborti e spesso si dimentica che nessuno vorrebbe arrivare al punto di abortire.
Se il ddl sui farmacisti obiettori avrà un seguito sarà un altro passo indietro, verso un giudizio moralizzante sui nostri diritti, verso una restrizione rigida delle nostre scelte. E siamo tutte e tutti coinvolti.
Zeliha
vedi anche : RU486 i molteplici aspetti di una pillola controversa. Seminario a cura del Lab Sui Generis (1 cfu)
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