Sui Generis

I corpi e la città  – Laboratorio Sui Generis

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Siamo la voglia di rompere le nostre abitudini mentali e quelle di chi ci circonda. Siamo la voglia di  superare i dualismi uomo/donna, mente/corpo, bianco/nero, omo/etero, rifiutando la prevaricazione di uno dei due soggetti sull'altro.La presenza di una netta linea di demarcazione porta alla creazione di confini, in cui i nostri desideri vengono costretti in pacchetti preconfezionati.

Le categorie (razza, identità  sessuale, classe sociale,....) nascono in maniera funzionale al trattamento che la società vuole riservare ad esse.Ci sentiamo immersi in una policromia di impercettibili sfumature che sfuggono inevitabilmente a modelli e stereotipi.Schegge desideranti da cui ha origine quel conflitto in cui si sviluppa la consapevolezza di genere, inteso in primo luogo come superamento delle classificazioni biologiche maschio-femmina, e in seguito come riconoscimento di molteplici identità.

Siamo un laboratorio di inchiesta e autoformazione su tematiche riguardanti l'identità (sessuale, di genere, etnica...), di osservazione delle relazioni sociali, di sperimentazione di pratiche volte a scardinare tutti i dispositivi di potere. I comportamenti, gli affetti, l'amore, la cura, l'aiuto reciproco, la condivisione sono da sempre oggetto di controllo pubblico.

Il nostro tempo è caratterizzato dalla messa in produzione di tutte le caratteristiche biologiche dei corpi. Vengono fatte produrre tutte le capacità relazionali degli individui: la capacità di connettersi, di cooperare, di trasmettere sapere, gli affetti, la cura degli altri. Questo sistema di produzione contemporaneo, dinamico e immateriale, ha visto l'applicazione a tutti gli individui dei dispositivi di assoggettamento che sono stati applicati storicamente innanzitutto alle donne. Un controllo dei corpi totale e totalmente produttivo. Questo passaggio, ha però lasciato il corpo delle donne come terreno di sperimentazione di nuovi sistemi di controllo della sfera privata, soprattutto nei campi della sessualità e della riproduzione.

Partendo dalla nostra autodeterminazione, dal desiderio incessante di far sfuggire i nostri corpi ad ogni forma di controllo, prendiamo parola, ridefiniamo ed estendiamo diritti.

Vogliamo superare il mercato delle fobie, dei desideri indotti e della sicurezza nella sua veste più asfissiante. Troppo spesso “sicurezza”  è sinonimo di privazione e controllo. Noi vogliamo riappropriarci della città, delle sue piazze e strade, dei suoi parchi, delle sue aule universitarie e dei suoi musei. Riempirle con i nostri corpi, pieni di passioni e desideri, è l’unico modo di renderle vive e sicure.

In una città come Pisa, una città  universitaria e potenzialmente “culturale”, la produzione nasce dalle capacità cognitive, nasce dalle capacità di mettersi in comunicazione, nasce dalla capacità di far muovere velocemente i flussi di conoscenza, i flussi di sapere.

Proprio queste capacità vengono messe sotto controllo, vengono disciplinate e regolamentate. Vengono messi sotto controllo i soggetti produttori, ovvero tutte quelle migliaia di studenti, dottorandi, precari della ricerca e della formazione che si incontrano nelle piazze la sera. La città, con le sue piazze pisane si trasformano da luoghi quotidiani di commercio o transito a luoghi di incontro serale. Attraverso gli aperitivi e le nottate organizzate in piazza, diventano i luoghi dello stare insieme, delle relazioni.

Questo riempire le piazze, questi incontri spontanei o auto-organizzati, vengono compiuti da una componente che a Pisa è quasi la metà degli abitanti della città, divenendo così un fenomeno di rilevanza cittadina importantissimo. Mentre la città, le sue piazze e le sue strade, diventano il naturale ambito  in cui si ricollocano le forze produttive, prime fra tutte l'università, l'incontro serale e notturno, l'aperitivo e le chitarre in piazza, diventano rotture degli argini, diventano rotture del disciplinamento, diventano ricomposizione sociale.

Tutto ciò si trasforma nell'immediata creazione di un'identità collettiva e generazionale, l'identità della “generazione precaria”, che si mette in atto anche attraverso la violazione, ormai sistematica di tutte le ordinanze e di tutti i controlli. I nostri corpi ingovernabili continueranno a vivere tutti i luoghi di questa città, frantumando ogni confine, conquistando ogni frontiera.

 

Libereremo nuovi spazi e sfuggiremo ad ogni controllo, perché la tranquillità è importante ma la libertà è tutto